É solo acqua e vento
"Con il tempo abbiamo scoperto sempre di più la Terra dal punto di vista geografico, ma abbiamo perso la connessione profonda con essa"
Arrivare fino a un certo punto per poi capire la necessità di aprire un nuovo ciclo. Lasciare andare per passare a una fase successiva, a una nuova fase della vita. La visione dell’esistenza dell’esploratore Alex Bellini è quella di un uomo che ha sempre cercato di incontrare vis-à-vis le condizioni più estreme possibili, mettendo costantemente alla prova il proprio stato fisico e mentale per creare nuovi orizzonti nella propria vita e per superare i limiti della condizione umana.
La vita e le imprese d’avventura compiute da Alex sono le protagoniste di È solo acqua e vento, documentario del 2023 prodotto da Rai Documentari e diretto dal giornalista e conduttore televisivo Luca Rosini. Disponibile gratuitamente in streaming su RaiPlay, il documentario racconta questa personalità “fuori da ogni schema” partendo dai suoi primi anni di vita fino alle attraversate di oceani, deserti, ghiacciai e interi continenti che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Il tentativo (riuscito) è quello di evitare una successione fredda e distaccata delle imprese, per utilizzare invece le sue avventure come porta d’accesso alle fragilità e alle motivazioni che lo hanno spinto a compierle. Non solo: le sue esperienze diventano fondamentali anche per comprendere come la sua idea di esplorazione sia cambiata nel tempo.
La storia di Bellini muove i primi passi ad Aprica, il piccolo comune in provincia di Sondrio in cui è nato, per poi raccontare, attraverso le interviste dello stesso Alex e del padre, l’abbandono dell’università e l’inizio del suo stile di vita da esploratore con la prima corsa di 250 km in mezzo al deserto. Da qui in poi, intraprenderà sfide sempre più estreme per esplorare il mondo in solitaria e, soprattutto, sé stesso: l’Alaska Ultrasport, 1400 km a piedi; la traversata dell’oceano Atlantico prima e del Pacifico poi; una corsa di 5400 km da Los Angeles a New York; l’attraversamento del Vatnajökull in Islanda, il ghiacciaio più grande d’Europa.
Queste avventure fuori dal mondo, ma ad esso profondamente legate, non vengono raccontate come semplici prove di resistenza, ma come tappe di un percorso interiore compiuto da Alex nel corso degli anni. Bellini vuole solo superare il limite e al tempo stesso analizzarlo e comprenderlo. In questo, È solo acqua e vento trova nelle parole e nei pensieri dell’esploratore la prospettiva più interessante: utilizzare le avventure per ridimensionare il concetto di “rinuncia”, un concetto profondamente umano nato durante l’attraversata del Pacifico.
Impossibilitato a continuare, il maltempo non gli permette di realizzare fino in fondo il suo sogno, ma invece di viverla come una sconfitta personale, l’esploratore ribalta il significato della rinuncia e lo innalza.
L’esperienza della rinuncia è trasformativa. Il coraggio è accettato e la paura non è accettata. La rinuncia non è accettata perché solo i codardi rinunciano… solo chi è debole rinuncia. È proprio così? Oppure anche chi è dotato di coscienza rinuncia? Solo chi riesce a riconoscere i limiti rinuncia.
Il “fallimento” viene utilizzato da Bellini come una forma di catarsi, capace di trasformare la sua storia personale in un tema universale che travalica il lato puramente sportivo. La rinuncia non è una sconfitta, ma il momento in cui la persona riconosce il proprio limite e decide di chiudere un cerchio per aprirne un altro. Proprio per questo parliamo di È solo acqua e vento e lo consigliamo: una chicca di circa 50 minuti che mostra il ruolo del viaggio e l’avventura come strumento di coscienza e conoscenza, di sé stessi e del mondo. Un documentario in grado di lasciare il segno anche dopo la visione, vista la sua potenza nel mostrare come lasciare andare non significhi sempre arrendersi, ma acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi.
Il documentario, dal punto di vista narrativo, risponde alle logiche produttive e distributive della Rai. Essendo destinato a un pubblico generalista, deve raccontare tante cose, con poche parole e in un tempo contenuto, nonostante ciò la costruzione classica e lineare funziona molto bene. La narrazione procede attraverso tappe riconoscibili e alterna in maniera regolare racconto biografico, archivio video, interviste frontali e immagini delle spedizioni girate in prima persona da Bellini, così da rendere accessibile la sua storia a un pubblico molto ampio.
La potenza visiva del documentario sta sicuramente nelle immagini girate dallo stesso Bellini nel corso delle sue avventure, dato che offrono uno sguardo intimo altrimenti impossibile da ottenere: nelle infinite giornate in mezzo all’oceano, soprattutto, emergono la fatica, la paura di non farcela, l’euforia, lo sconforto e il bisogno insito di continuare. Allo sguardo intimo di Alex si aggiungono poi le interviste alla moglie Francesca, al padre Nino e all’amico Folco Terzani, fondamentali per comprendere le motivazioni e i retroscena che si nascondono dietro le sue imprese.
L’ultimo terzo del film, forse il più importante, è dedicato alla trasformazione dell’esplorazione da sfida personale a strumento di conoscenza collettiva. Bellini sembra comprendere che partire non significa più soltanto mettere il proprio corpo al limite, ma usare l’avventura per far compiere un viaggio anche a chi guarda. Da qui nasce l’idea di sensibilizzare le persone sull’inquinamento della plastica nei mari, attraversando i 10 fiumi più inquinati del mondo su zattere costruite con la plastica trovata lungo le rive.
È una scelta tanto simbolica quanto pratica: queste nuove sfide non mettono più al centro soltanto la resistenza fisica dell’esploratore, ma spingono la collettività a interrogarsi sul rapporto che abbiamo smarrito con il pianeta. Come suggerisce Folco Terzani:
Con il tempo abbiamo scoperto sempre di più la Terra dal punto di vista geografico, ma abbiamo perso la connessione profonda con essa.
È solo acqua e vento è un documentario breve che colpisce nel profondo, con un punto di vista molto chiaro in grado di insegnare quanto un racconto d’avventura funzioni davvero nel momento in cui inizia a interrogare il senso che quella stessa impresa ha generato. Impressiona quando mostra le riprese in prima persona delle esplorazioni, ma il suo cuore pulsante sta nel far emergere cosa producano queste esperienze in chi le vive e cosa possano lasciare a chi guarda. La sua lezione è proprio questa: trasformare l’avventura da prova individuale a strumento di coscienza e conoscenza collettiva, raccontando prima un uomo alle prese con sé stesso e poi allargando lo sguardo a una domanda che riguarda da vicino ciascuno di noi: cosa dobbiamo imparare a lasciare indietro per ritrovare una connessione più autentica con il mondo che abitiamo?
GUARDA È SOLO ACQUA E VENTO SU RAIPLAY
Regia di Luca Rosini
Scritto da Luca Rosini
Fotografia di Walter Romeo
Produttore esecutivo: Valeria Panfili
Casa di produzione: Rai Documentari
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