L'amicizia dei giganti
Il mio primo desiderio era vedere dov'era Jonas e poter andare ad aiutarlo a vincere questo Tor e supportarlo nei migliori dei modi: nella mia testa c'era che Jonas aveva fatto la stessa con me
Il Tor des Géants è una gara di trail che si tiene ogni anno in Valle d’Aosta nel mese di settembre. Il percorso è composto da 330 km di corsa e raggiunge i 24.000 metri di dislivello, da completare in un’unica tappa e con un tempo limite di 150 ore. Già da questi numeri si capisce perché venga spesso considerata la competizione più difficile del mondo, sia per l’enorme sforzo fisico richiesto sia per la forza mentale necessaria. Alla nuova edizione, che si terrà dal 13 al 19 settembre 2026, parteciperanno circa 1.900 atleti provenienti da più di 80 Paesi.
Per tutti, il primo obiettivo è quello di concludere la gara, perché già portarla a termine rappresenta di per sé un’impresa. Figuriamoci vincerla, quando tra gli avversari ci sono due atleti come Franco Collè e Jonas Russi, due autentiche leggende di questa competizione e del trail running mondiale.
Vincitori rispettivamente delle edizioni del 2021 e del 2022, Franco e Jonas sono i protagonisti di L’amicizia dei giganti, documentario prodotto da Travel Media House e dal nostro Ludovico De Maistre (qui anche alla regia) in collaborazione con Karpos nel 2023. Il film, disponibile in streaming su Prime Video, utilizza le loro testimonianze per ripercorrere le due gare vinte dai protagonisti e raccontare la nascita del loro rapporto, avvenuta alla SwissPeaks Trail, quando Jonas aiutò Franco a superare una crisi di sonno. Da quel momento è nata un’amicizia destinata a crescere sempre di più negli anni, pur mettendoli continuamente uno contro l’altro sulla linea di partenza del Tor. Il documentario concentra però la propria attenzione soprattutto sull’edizione del 2022, anno in cui la vittoria di Jonas arriva mentre Franco è costretto a ritirarsi per un infortunio. Proprio questa situazione, drammatica da un punto di vista sportivo, permette di osservare come la loro amicizia riesca ad andare oltre la competizione. Ed è anche il punto in cui il film trova il proprio centro emotivo.
Oltre al fatto che sia stato prodotto dalla Travel Media House, vi consigliamo di guardare L’amicizia dei giganti perché troverete un documentario che non intende ricostruire linearmente l’evoluzione di questa edizione del Tor des Géants per raccontare chi abbia tagliato il traguardo per primo. Al contrario, a dominare sono le voci di Franco e Jonas che, attraverso le loro interviste, ripercorrono l’evoluzione del loro rapporto e il loro stato d’animo nei diversi momenti della preparazione e dello svolgimento della gara: la preparazione, la strategia da adottare, la lucidità necessaria per gestire una fatica del genere, l’arrivo dei momenti di crisi e la necessità di trovare continuamente nuove energie dentro di sé.

In questo modo, il Tor emerge direttamente dai loro racconti e si mostra nelle immagini non tanto come una competizione sportiva da descrivere da un punto di vista tecnico, quanto come un’esperienza totalizzante che mette costantemente alla prova corpo, mente e, soprattutto, la loro amicizia. Il titolo stesso del documentario racconta come, più che la gara, sia l’amicizia tra i due a guidare il racconto. Emerge il ritratto di due uomini che si stimano profondamente e nutrono un rispetto assoluto l’uno per l’altro, ma che, quando parte il Tor, diventano inevitabilmente due rivali.
Come accennato, da un punto di vista narrativo L’amicizia dei giganti si regge sulle interviste ai due protagonisti. Interpellati singolarmente, con un ottimo lavoro di color grading (fateci caso!) che sottolinea i due punti di vista differenti, Franco e Jonas raccontano la propria esperienza, ma inevitabilmente le loro parole finiscono per intrecciarsi sempre di più, permettendo di osservare gli stessi eventi attraverso due prospettive differenti.
Le loro testimonianze raccontano come ci si prepari a una competizione tanto estrema. Jonas parla della difficoltà di mantenere la mente lucida dopo decine di ore di corsa ininterrotta, mentre Franco sottolinea quanto sia difficile allenarsi e come le crisi lungo il percorso siano inevitabili, indipendentemente dall’esperienza accumulata negli anni. In questo passaggio particolarmente interessante emerge come sia impossibile evitare un momento di crisi e come la vera sfida consista nel riconoscerlo e gestirlo nel migliore dei modi per poter proseguire. Mentre si confidano, si percepisce come l’obiettivo sia quello di mostrare che si tratta di qualcosa che va ben oltre l’essere una gara di trail: il Tor è anche, e soprattutto, un viaggio introspettivo.
Un viaggio che, di anno in anno, sarà sempre differente. Sia da un punto di vista mentale, perché ogni gara fa storia a sé, sia da un punto di vista pratico, dato che cambiano meteo, ritmo, difficoltà, terreno, incontri e sensazioni. Ci sono gare in cui l’atleta correrà per molto tempo insieme a un’altra persona e altre trascorse quasi interamente in solitudine, solo con se stesso. In questi momenti, racconta Franco, ci si sente in una bolla completamente slegata dalla realtà e proprio per questo sottolinea la grande forza mentale necessaria per affrontare una sfida tanto imprevedibile.

Ma se a guidare il racconto sono le interviste, le splendide immagini delle Alte Vie della Valle d’Aosta guidano lo sguardo. Il territorio assume anche una precisa funzione narrativa, perché se da un lato l’utilizzo del drone ne esalta la straordinaria bellezza naturale, dall’altro mostra quanto sia complesso e difficile attraversarlo. Le montagne da superare, i dislivelli e le difficoltà causate dal meteo influenzano direttamente il ritmo e lo svolgimento della gara, ma anche lo stato mentale degli atleti.
Utilizzate in questo modo, le immagini paesaggistiche si presentano come uno degli elementi che contribuiscono concretamente a costruire la storia, e non soltanto a esserne il setting. Un altro elemento che accentua questo ruolo nella narrazione è l’utilizzo della colonna sonora, in particolare del suono serrato di un violino. Questo tema ricorrente, presente nelle fasi più concitate ed emozionanti della gara, aumenta la percezione di tensione, suspense e difficoltà, mentre quando l’attenzione si sposta sui passaggi più delicati e introspettivi la musica diminuisce o addirittura scompare improvvisamente, lasciando spazio al silenzio e ai pensieri dei protagonisti.
Gli spunti di riflessione offerti da questo breve documentario di nemmeno 60 minuti sono quindi moltissimi. In primis, le interviste possono diventare lo strumento principale per accedere ai personaggi. Si tratta di utilizzare le loro impressioni per far rivivere le emozioni e i sentimenti provati nei momenti raccontati, senza limitarsi a una semplice ricostruzione degli eventi. Questo documentario ci riesce benissimo e, a dimostrarlo, non servo io, ma le lacrime di Jonas quando ricorda il Tor des Géants del 2022. Un altro aspetto riguarda l’utilizzo del sonoro, perché sia la presenza sia l’assenza della musica possono giocare un ruolo molto importante nella percezione di una scena:
Presenza del tema del violino: aumenta coinvolgimento e attenzione.
Assenza della musica: momenti introspettivi in cui sono le emozioni a occupare il centro del discorso.
Al di là degli aspetti più tecnici da filmmaker, la vera forza del documentario sta nell’aver individuato e mai perso di vista il centro della storia che intende raccontare. Il Tor des Géants, infatti, è la competizione da seguire fino al traguardo e, al tempo stesso, il contesto in cui il rapporto tra Franco e Jonas emerge in tutte le sue sfumature. È durante la gara che si manifesta la rivalità, ma è proprio nel momento in cui Franco si infortuna che emerge la profondità del loro rapporto. Quando la sfida sportiva dei due prende direzioni differenti, il loro legame diventa ancora più visibile. L’amicizia dei giganti si serve così di una situazione estrema per raccontare un’amicizia, dimostrando come, anche davanti a una delle gare più dure al mondo, siano sempre le persone a dare significato al viaggio.
GUARDA L’AMICIZIA DEI GIGANTI SU PRIME VIDEO
Regia di Ludovico de Maistre
Sceneggiatura di Gian Luca Gasca
Prodotto da Travel Media House, Ludovico de Maistre
Montaggio di Francesco Quaglino
Sound design di Emiliano Frediani
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