Sono trascorsi 30 anni. Di acqua ne è passata sotto i ponti, di strade ne sono state attraversate, di storie ne sono state sentite e di emozioni ne sono state provate. Sono state fatte viaggiare tantissime persone direttamente dal divano di casa propria. Dal 1995 Overland non ha mai smesso di attraversare il mondo e di raccontarlo attraverso le proprie spedizioni, diventando uno dei programmi italiani dedicati ai viaggi più longevi e riconoscibili della TV. Sono passati tre decenni e in tutti questi anni sono cambiate moltissime cose: i mezzi, le tecnologie, il modo di viaggiare e di scoprire luoghi lontani, oggi raggiungibili con pochi tocchi sullo smartphone.
Ancora oggi la serie continua a farci partire, almeno con l’immaginazione, verso i luoghi più remoti del nostro pianeta e per questo cogliamo al volo l’occasione di questo anniversario per tornare indietro con la memoria e riscoprire che cosa ha reso celebre questo progetto unico nel suo genere. Ma soprattutto, per capirein che modo sia riuscito a evolversi insieme al mondo che intendeva raccontare, senza perdere quella curiosità verso la scoperta e quella spensieratezza quasi infantile che hanno sempre contraddistinto la serie e i suoi protagonisti.
Overland è un progetto che nasce dalla mente di Beppe Tenti e arriva in televisione a partire dal 1996 con la mitica spedizione on the road Roma-New York. Da quel momento in poi, il programma ha preso gli spettatori e li ha portati mano nella mano in giro per il mondo senza mai smettere di viaggiare: nel 2026 si arriva all’edizione numero 26, con oltre 600.000 chilometri percorsi e, come dice il sito ufficiale del programma, 466 frontiere attraversate. Numeri che restituiscono solo in parte le dimensioni di un progetto diventato negli anni uno dei simboli italiani per quanto riguarda il racconto di viaggio. Andato in onda su Rai 1, e da quest’anno su Rai 3, oggi potete trovare disponibili in streaming su RaiPlay le stagioni che vanno dal 2018 al 2026. Per recuperare le edizioni che non sono presenti in streaming, sullo shop ufficiale del programma sono disponibili diversi cofanetti in formato DVD, compreso uno dedicato alle prime sei magiche stagioni.
L’idea alla base è semplice: recuperare il significato più autentico del viaggio over-land (letteralmente “via terra”), attraversando e vivendo i territori anziché considerarli come semplici destinazioni da raggiungere. Non si tratta di mostrare di mostrare destinazioni lontane per creare stupore o realizzare un programma turistico: l’obiettivo, di Beppe Tenti prima e del figlio Filippo dopo, è costruire un ritratto a 360° dei luoghi e delle culture che popolano i diversi angoli del pianeta attraverso un “diario televisivo”, come lo descrivono loro stessi, lasciando spazio già dal principio all’imprevisto e all’ignoto. Il succo di ogni puntata è sì l’avvicinamento alla meta finale, ma soprattutto imparare a conoscere il territorio che si sta attraversando.
La serie è stata comunque in grado di variare il tema che la sostiene, così da non invecchiare nel corso del tempo e restare sempre aggiornata negli anni. Nei primi anni di trasmissione, le spedizioni si caratterizzavano per lo più come grandi attraversamenti geografici unici nel loro genere, da Roma a New York fino alla Via della Seta e all’Africa, e puntavano soprattutto sulla dimensione mondiale e mai vista prima dell’impresa, sulle enormi distanze raggiunte e sulle difficoltà affrontate lungo il percorso.
Con il tempo, vista la possibilità sempre maggiore anche per gli spettatori di viaggiare in lungo e in largo e di vedere luoghi remoti attraverso nuovi mezzi e nuove tecnologie, la serie ha dovuto cambiare leggermente rotta. Il viaggio è diventato non più soltanto il focus, ma il mezzo con cui entrare in contatto con le popolazioni, comprenderne le culture e raccontarne le realtà sociali, spesso filtrate o distorte dai preconcetti occidentali. Nel 2022, a dimostrazione di questa nuova direzione, è nato il format originale Il mondo con gli occhi di Overland, un’evoluzione che dichiara apertamente questo cambio di registro:
La nuova missione è tra le più ardue da realizzare: stravolgere i preconcetti, radicati nella visione occidentale, su Nazioni famose solo per gli avvenimenti negativi che attanagliano la loro Storia. In che modo? Nel puro stile di Overland: viaggiando nelle loro terre, mostrando il loro vero volto e dando voce alla loro gente…
[Sito ufficiale di Overland]
Trattare questa storica serie tutta italiana proprio nel suo trentesimo compleanno significa, innanzitutto, consigliare di continuare a vedere una pietra miliare del racconto per immagini legato al mondo travel in Italia. Negli anni Novanta, vedere territori remoti come la Siberia o l’Alaska significava affidarsi alle immagini riportate a casa da spedizioni come queste, le uniche capaci di mostrare luoghi per molti difficili anche solo immaginare. E non solo per una questione tecnologica: alcuni territori erano ancora molto più complessi da raggiungere e da raccontare rispetto a oggi. Basta pensare alla prima storica spedizione con i camion arancioni da Roma a New York, che attraversava anche la Russia e la Siberia pochi anni dopo la fine della Guerra Fredda. Oggi, invece, possiamo osservare quasi ogni luogo del pianeta in pochi click attraverso i nostri cellulari e, in questo senso, riscoprire Overland rappresenta un’opportunità per capire come sia cambiata la funzione stessa delle immagini di viaggio: da stupire lo spettatore mostrandogli luoghi che difficilmente avrebbe potuto vedere, a cercare un punto di vista capace di aiutarlo a comprendere davvero quello che sta guardando.
Un altro motivo per cui siamo ancora qui a parlarne è il fatto che si tratta di un progetto nato, in primis, da un modo personale di vivere il viaggio. Non nasce dalla semplice volontà di mostrare dei luoghi splendidi alle altre persone, ma da una vocazione personale all’avventura: Beppe Tenti arriva al progetto dopo anni e anni trascorsi tra trekking, spedizioni e grandi sfide, iniziando solo dagli anni Ottanta ad affiancare a queste esperienze anche il racconto televisivo, fino ad arrivare in un secondo momento a dare vita al programma. Si tratta quindi di viaggi nati prima come esperienze reali e solo successivamente trasformati in racconto, mossi da una curiosità a tratti infantile verso ciò che si trova dall’altra parte della strada.
A questo punto la domanda è spontanea: come fa a funzionare ancora oggi una formula nata 30 anni fa? Probabilmente la risposta sta nel fatto che parta da un’idea narrativa molto semplice, ma potenzialmente variabile all’infinito. Scegliere una direzione, mettersi in viaggio e farsi travolgere dalla spensieratezza per scoprire cosa accade davvero nel mezzo. Ogni nuova destinazione porta automaticamente i protagonisti e lo spettatore in un nuovo luogo del mondo, a contatto con persone sempre nuove, problematiche da affrontare e situazioni impossibili da prevedere prima di viverle. La forza della serie non risiede solo nei racconti dei luoghi che vengono raggiunti, ma nell’essere stata in grado di costruire un contenitore tanto solido e aperto alle contaminazioni reali da poter accogliere sempre nuove avventure.
Ma una forma replicabile non basta a garantire il successo di un prodotto seriale per così tanto tempo. Servono anche elementi che permettano alla serie di costruirsi un’identità riconoscibile, in grado di guidare lo sguardo e di far dire: “Ah, ma questa è una puntata di Overland!”. L’immaginario dei mitici camion arancioni delle origini, la centralità del viaggio via terra, l’attraversamento fisico e le delucidazioni storiche sui territori e, naturalmente, la presenza costante della famiglia Tenti rappresentano gli elementi di continuità tra spedizioni lontanissime tra loro. Un filo conduttore che si ritrova anche nella struttura di ogni singola puntata, caratterizzata da elementi ricorrenti ben precisi e destinati a ripetersi: la sigla con la mappa che illustra l’itinerario da compiere, il racconto in prima persona che scandisce le tappe del viaggio, l’immancabile imprevisto da superare lungo la strada che crea engagement con il pubblico e la parentesi, soprattutto nella “seconda vita” del programma, dedicata ai progetti di solidarietà e cooperazione che accompagnano le spedizioni.
Un’altra caratteristica fondamentale nella costruzione di Overland riguarda la modalità di accesso ai territori. Beppe e Filippo svolgono il ruolo di viaggiatori-presentatori che introducono ciò che vediamo, ma sono in realtà molto di più. Rappresentano il punto di contatto tra il viaggio e lo spettatore: vivono l’avventura in prima persona, affrontano gli inconvenienti, sopportano ore di viaggio e sono anche coloro che fanno domande alle persone incontrate lungo il percorso e contestualizzano, storicamente e culturalmente, i luoghi in quel preciso momento storico. Una scelta che permette di vivere il viaggio dall’interno, ancor di più nelle stagioni recenti con Filippo, che ricopre contemporaneamente le mansioni di regista, autore, capospedizione e conduttore, concentrando nella sua figura esperienza, modalità di racconto e punto di vista sui luoghi.
Se intendi realizzare una serie dedicata ai tuoi viaggi, quello che puoi imparare è l’importanza di costruire un progetto con una forte identità di base, tale da essere riconoscibile, ma al tempo stesso abbastanza elastica da poter essere modificata per stare al passo con i tempi senza perdersi per strada. Possono cambiare le destinazioni e il linguaggio utilizzato, ma il punto di vista con cui osserviamo il mondo e le motivazioni che ci spingono a metterci in viaggio devono rimanere chiari. In questo caso significa tenere al centro la curiosità verso l’ignoto, l’attraversamento su strada dei territori e l’apertura ad affrontare gli imprevisti. Perciò non basta trovare luoghi interessanti da filmare: bisogna trovare un modo personale e riconoscibile per entrarci in contatto.
Ed è qui, forse, che sta il succo di Overland. Non attraversa semplicemente dei luoghi, ma prova a dialogare con essi. Gli oltre 600.000 chilometri percorsi e le 466 frontiere attraversate raccontano certamente la grandezza del progetto, ma ancora di più impressiona la capacità di essere riuscito a cambiare il proprio modo di raccontare il mondo mentre quello stesso mondo cambiava sotto i suoi occhi. Dalle grandi traversate della Siberia alla volontà contemporanea di comprendere e dare voce a culture spesso raccontate soltanto attraverso preconcetti e fatti di cronaca, le avventure della famiglia Tenti continuano a ricordarci come viaggiare possa rappresentare molto più che visitare un nuovo Paese. Significa continuare ad avere curiosità verso ciò che non conosciamo. Ed è per questo che, trent’anni dopo, Overland non smette di farci andare in giro per il mondo ancora a partire.
Regia di Beppe Tenti, Filippo Tenti, Gigi Ceresa, Roberto Pinnelli
Ideato da Beppe Tenti
Prodotto da Overland Network SRL
Musiche di Andrea Fedeli
VUOI IMPARARE A RACCONTARE STORIE DI VIAGGIO? ISCRIVITI ALLA TRAVEL FILM SCHOOL





