Attraversare l’Oceano Atlantico è ancora oggi uno dei viaggi via mare più iconici che si possano immaginare. Per secoli quella distesa d’acqua ha separato due continenti e rappresentato, per milioni di persone, il confine tra una vita conosciuta e la possibilità di cominciarne una nuova. Ma c’è una traversata in particolare che è riuscita a trasformarsi da semplice viaggio a leggenda: doveva essere il viaggio inaugurale di una delle navi più grandi, lussuose e sicure mai costruite, considerata praticamente inaffondabile. Partì da Southampton diretta verso New York con oltre duemila persone a bordo, ma quella che avrebbe dovuto celebrare il futuro della navigazione in crociera si trasformò nella tragedia marittima più famosa della storia.
Anche senza leggere il titolo dell’articolo, avete già capito che ci stiamo riferendo all’RMS Titanic, il transatlantico britannico affondato nella notte del 15 aprile 1912 dopo la collisione con un iceberg nel bel mezzo dell’Atlantico. Una storia incredibile, raccontata in libri, documentari e film, tanto famosa da essere entrata di diritto nell’immaginario collettivo di chiunque. Ma tra tutte le riproduzioni dell’evento, quella che più di ogni altra è riuscita a trasformare quella traversata in un’esperienza da vivere insieme ai suoi passeggeri quasi fossimo anche noi tra gli (s)fortunati a far parte di questa partenza storica, è sicuramente il film Titanic di James Cameron, cult di fine anni Novanta che potete disponibile su Disney+ se (ma non voglio crederci!) non lo avete mai visto.
Kolossal moderno, la riproposizione filmica del naufragio venne realizzata dal regista di Avatar nel 1997, unendo la sua passione per le dinamiche dei naufragi all’idea che una storia d’amore spezzata da una perdita umana così grande potesse trasmettere con forza dirompente l’impatto emotivo di un disastro simile. James Cameron, infatti, riprende il reale evento avvenuto nel 1912 e ci costruisce sopra una storia di finzione, ossia la storia d’amore tra due giovani provenienti da classi sociali opposte: Rose (Kate Winslet), aristocratica promessa in sposa al ricco e spocchioso Cal Hockley, e Jack (Leonardo DiCaprio), un giovane senza denaro che riesce a salire sul Titanic dopo aver vinto a poker un biglietto per la terza classe.
L’incontro improvviso tra i due, avvenuto durante un tentativo di suicidio di Rose, evidenzia sin da subito come uno stesso viaggio possa assumere significati diversi a seconda di chi lo compie, della condizione da cui parte e dell’idea che ha della destinazione finale; Rose sale a bordo della nave verso New York costretta a un matrimonio organizzato dalla madre per risanare i debiti del padre, Jack affronta il viaggio con l’entusiasmo di un bambino che non ha nulla da perdere e vedendo l’America come una seconda possibilità che la vita gli sta offrendo. Perciò abbiamo stessa partenza, stessa rotta e stessa destinazione, ma differenti punti di vista, sensazioni e significati. Da questa distanza economico-sociale viene costruito il loro incontro e il conseguente viaggio d’amore, mentre al tempo stesso rappresenta per lo spettatore la chiave d’accesso per entrare all’interno dei microcosmi sociali presenti nei diversi livelli della nave.
Consigliamo Titanic proprio perché la differenza tra i due giovani innamorati emerge, in maniera immediata, proprio dal modo in cui si approcciano a quest’avventura. Rose segue un percorso prestabilito, tanto stretto quanto il corsetto che indossa, scandito da cene, rituali, balli e aspettative da rispettare che rendono il viaggio tutt’altro che un sogno; dall’altra faccia della medaglia, Jack si muove con spensieratezza senza aver nulla da perdere o dimostrare, vivendo il viaggio come uno spazio aperto di libertà mai provata prima, da attraversare senza farsi troppe domande, ma facendosi trascinare dalle emozioni. Anche il modo in cui si rapportano all’ambiente è ben diverso, con Rose (almeno inizialmente) confinata nelle maglie della propria classe sociale e Jack che, d’altro canto, attraversa la nave con curiosità accogliendo gli imprevisti come parte stessa dell’esperienza fuori dalla normalità che sta vivendo. Si tratta di due personaggi con due modi diversi di approcciare il viaggio che, venendo a contatto, finiscono inevitabilmente per contaminarsi.
A rendere ancora più potente la futura attrazione reciproca dei due giovani protagonisti sono, come avete potuto intuire, le classi sociali d’appartenenza. Sulla terraferma, Jack e Rose non avrebbero sicuramente avuto modo di conoscersi, men che meno di iniziare una relazione; a bordo, invece, il viaggio crea una sorta di sospensione temporale rispetto alla normalità, in cui distanze sociali solitamente molto rigide possono essere attraversate anche solo salendo o scendendo tra i diversi piani del Titanic. Ed è in questo che si può notare una delle caratteristiche migliori di tutto il film, ossia l’imbarcazione che funziona come un microcosmo sociale in movimento, in cui persone molto diverse tra loro vivono una stessa e al contempo differente esperienza di viaggio, per via dell’estrazione sociale e delle aspettative che portano con sé.
La struttura per classi sociali così tanto rimarcata da Cameron nel film (forse troppo, visto che la seconda classe non è considerata) gli permette di utilizzare Rose e Jack per entrare all’interno della Storia (volutamente con la “S” maiuscola). I due sono personaggi inventati inseriti dentro un evento reale ricostruito con estrema attenzione da parte della produzione e consentono allo spettatore di entrare all’interno della tragedia attraverso un evento molto più immediato e d’impatto: una storia d’amore che significa libertà. Il peso specifico delle vicende personali che avvengono durante la navigazione assume poi tutto il suo significato al momento della collisione, perché non vediamo solo una nave naufragare, ma tutti i sogni di libertà di moltissime persone che abbiamo avuto modo di conoscere, se così possiamo dire, nei primi cinque giorni. In questo modo, un disastro marittimo assume un peso personale ed emotivo che riesce a lasciare il segno nonostante gli anni trascorsi.
La chiave d’accesso alla Storia grazie al racconto cinematografico è il motivo per cui Titanic riesce e funziona nelle sue intenzioni. In particolare, è Rose a giocare un ruolo fondamentale, perché è grazie ai suoi movimenti lungo la nave che ne esploriamo i diversi livelli. Lei parte dagli ambienti della prima classe, ordinati fino all’ultimo centimetro e sotto costante controllo della madre e del promesso sposo Cal, e grazie a Jack entra in maniera progressiva anche negli ambienti della terza classe in fondo alla nave. Sono gli elementi della nave, come scale, corridoi, stanze e ponti, a svolgere un ruolo ben più che strutturale, visto che si presentano come gli elementi in grado di accompagnare la protagonista da una classe sociale all’altra e che permettono a chi guarda di orientarsi all’interno della nave. Ma la differenza tra i due ambienti non è semplicemente dettata dalle location, ma è resa anche attraverso precise scelte di regia.
Per capirlo, basta prendere due esempi: la cena in prima classe e la festa in terza. Nel primo caso a dominare sono l’ordine, il rigore delle regole prestabilite dal ceto sociale d’appartenenza, la compostezza e conversazioni di una noia mortale; nel secondo caso a entrare in gioco sono elementi come la musica, il movimento dei corpi che ballano e una spontaneità che permette alla personalità di Rose di emergere in maniera naturale senza lo sguardo giudicante della madre. Cambiano gli ambienti e, soprattutto, cambia il ritmo della narrazione e il modo in cui i personaggi occupano lo spazio. In questa maniera, Cameron rende percepibili le distanze sociali attraverso i loro stessi rituali, senza che siano i dialoghi a spiegarne le differenze, dando alle due classi sociali una loro aria specifica, nonché un proprio modo di vivere il viaggio.
A far emergere in maniera decisa il cambio di registro della regia è l’evento che scatena il panico tra i passeggeri: la collisione con l’iceberg. Nella prima parte del film, dedicata alla navigazione, i movimenti di macchina sono tendenzialmente controllati, eleganti e fluidi, coerenti con l’immagine di una nave definita “inaffondabile” e quasi infallibile; nella seconda, dominata dal caos, anche le immagini perdono controllo e compostezza (proprio come il Titanic), diventando nervose, agitate ed esplicite nel mostrare il disastro in corso. Il passaggio dalla traversata al naufragio viene così reso evidente anche attraverso la regia, finendo anche per far crollare quell’ordine sociale che fino a pochi istanti prima sembrava intoccabile: infatti, vediamo come alcuni dei personaggi più privilegiati pensano innanzitutto alla propria salvezza, mentre è soprattutto tra i passeggeri delle classi popolari e l’equipaggio che emergono gesti di aiuto reciproco. La tragedia rende allora evidenti non solo le differenze di classe, ma anche il modo in cui ciascuno reagisce quando privilegi, formalità e sicurezza vengono improvvisamente meno e la propria personalità può emergere senza filtri.
Ciò che si può “portare a casa” guardando Titanic, infine, riguarda proprio il modo in cui una storia di finzione possa diventare la chiave d’accesso fondamentale per empatizzare con un fatto storico (nel nostro caso un viaggio) avvenuto moltissimi anni prima. Cameron utilizza Jack e Rose per farci conoscere la nave, la sua divisione per classi e le aspettative/speranze di chi la abita, mentre la loro storia d’amore è lo strumento privilegiato in grado di dare volto a un evento altrimenti troppo distante per essere metabolizzato emotivamente. La scelta di trovare una vicenda personale (anche inventata) su cui concentrare l’attenzione rispetto a un evento di una portata storica così ampia permette allora di essere molto più efficace rispetto al tentativo di raccontare contemporaneamente l’evento nella sua totalità.
Forse è per questo che la vicenda del Titanic viene quasi sempre associata ai volti di Kate Winslet e Leonardo DiCaprio. Perché danno volto alle quelle (circa) duemila persone che sono partite dallo stesso porto, hanno compiuto lo stesso viaggio e navigato verso la stessa direzione, ognuna portando con sé storie, vissuti e idee differenti sul proprio futuro. Il film parte da questa molteplicità di punti di vista per poi racchiuderli nella vicenda di Jack e Rose, due personaggi che permettono di condensare dentro una la loro relazione differenze sociali, aspettative e sogni che attraversano l’intera nave.
È così che una leggenda si fa racconto.
Regia di James Cameron
Scritto da James Cameron
Fotografia di Russell Carpenter
Montaggio di Conrad Buff, James Cameron, Richard A. Harris
Musiche di James Horner
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