Viaggi al rallentatore
Viaggiare lentamente per osservare meglio il mondo e chi lo abita.
Chi va piano, va sano e lontano, no? In un’epoca in cui è tutto “mordi e fuggi” e la velocità domina ogni nostra attività, andare al rallentatore sembra una scelta controcorrente. Viaggi al rallentatore tenta proprio di valorizzare una qualità che sembra ormai appartenere a un altro tempo: la lentezza e la contemplazione. Attraversando Africa, Sud America, Asia ed Europa, la serie ci trasporta non solo nei luoghi visitati, ma nelle persone che li abitano e nelle problematiche sociali, etiche ed ambientali che emergono nel corso del viaggio.
La serie realizzata da (il nostro) Ludovico De Maistre e Gabriele Saluci, disponibile su Rai Play e Amazon Prime Video,tenta di sovvertire la brutta piega dei viaggi realizzati solo per avere una raccolta di immagini e video, ma senza vivere i luoghi attraversati e le persone che li abitano. Il concetto di base delle diverse stagioni asseconda quest’idea: viaggiare utilizzando solamente dei mezzi di trasporto che non superano i 50 km/h. Una regola, un paletto produttivo ed etico, che diventa immediatamente una dichiarazione d’intenti.
Oltre che realizzata dal fondatore della Travel Film School (e di questa newsletter), vi vogliamo parlare di Viaggi al rallentatore proprio perché riesce a trasmettere un messaggio che sembra più urgente che mai: l’importanza del turismo sostenibile e “lento”. Ogni episodio è intriso di una profonda umanità, visto che a comporre le tappe del viaggio non sono solo i magnifici paesaggi che si incontrano, ma soprattutto il valore del tempo, dell’ascolto e del godersi il momento a contatto con chi, quei territori, li vive ogni giorno.
Un tema, quello del turismo sostenibile, che riguarda da vicino chiunque intenda documentare il proprio viaggio. Molte delle persone conosciute da Ludovico e Gabriele raccontano di come molti turisti arrivano, scattano un paio di foto e poi se ne vanno, lasciando dentro di loro la sensazione di essere trattati come attrazioni turistiche piuttosto che come persone. Muoversi lentamente diventa un modo per instaurare un rapporto autentico con le persone incontrate. Questo, oltre che una scelta etica e consapevole, influenza la veridicità e l’importanza del progetto.
Proprio perché vissuta “al momento”, l’apparato produttivo della serie rispecchia la coerenza del racconto. Il viaggio lento, pieno di imprevisti, e l’utilizzo di mezzi di trasporto piuttosto “particolari” obbligano ad avere un’attrezzatura leggera. Questa scelta, oltre che una necessità, permette di ottenere un vantaggio non secondario: aumenta il coinvolgimento dello spettatore creando vicinanza con i luoghi e i soggetti raccontati. Non è quindi necessaria una produzione eccessiva, ma un’idea precisa e un modo originale per raccontarla.
Al tempo stesso, risulta interessante anche la scelta degli episodi brevi. Da un lato è una scelta dettata dal fatto che gli episodi facevano parte di un programma televisivo con dei tempi ben strutturati, dall’altro potrebbe essere interessante ragionare sulla transmedialità che la durata breve offre. La durata breve, infatti, si adatta perfettamente non solo alla televisione, ma anche alla distribuzione online su piattaforme come YouTube. Anche la durata, pertanto, è una delle scelte che potrebbe far funzionare o meno il proprio documentario d’esplorazione, rendendolo appetibile anche fuori dai confini nazionali.
La costruzione narrativa, coerentemente al progetto, lavora sulla spontaneità della giornata. Il viaggio, gli incontri e gli imprevisti (oltre che a strappare una risata) diventano gli elementi su cui si fonda il ritmo del racconto: venditori di tappeti, problemi coi mezzi di trasporto e le strade complicate, sono elementi casuali di questo tipo a far progredire la narrazione e a rendere coinvolgente il viaggio, visto che questi momenti “imperfetti” finiscono per essere i momenti più divertenti della serie. Tutte scelte che rendono la videocamera non uno strumento di osservazione, ma di partecipazione.
Insomma, guardando Viaggi al rallentatore si può imparare molto sul documentario di viaggio. Innanzitutto, non c’è bisogno di controllare ogni elemento della narrazione: spesso sono proprio l’imprevisto e la spontaneità di chi racconta a suscitare interesse da parte dello spettatore e a dar vita alle scene migliori. Dal punto di vista produttivo bastano una troupe leggera e un messaggio da condividere, due elementi che da soli permettono di creare un racconto creativo e ben riuscito.
La forza del progetto sta proprio qui: trasformare la lentezza da semplice modalità di spostamento a metodo di racconto. Non si viaggia piano solo per arrivare, ma per permettere che il viaggio produca incontri, deviazioni nel cammino e consapevolezza in chi lo compie. Al rallentatore.
GUARDA VIAGGI AL RALLENTATORE SU RAI PLAY
GUARDA VIAGGI AL RALLENTATORE SU PRIME VIDEO
Regia di Gabriele Saluci, Ludovico De Maistre
Scritto da Gabriele Saluci
Fotografia di Gabriele Saluci, Ludovico De Maistre
Produzione di Travel Media House
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